t r a c c e c e l t i c h e

venerdì, luglio 07, 2006

Il reame di Affalach

Come dicevo prima però, c'è una seconda scuola di pensiero relativa all'Ynis Affalach e all'origine di Avalon. Nell'opera "Antichità della chiesa di Glanstombury" Guglielmo di Malmesbury cita due spiegazioni per l'origine del nome di Avalon:
"Galnstombury è anche ben nota come isola di avalon e questa è l'origine del nome: si dice infatti...che un giorno Glasteing trovò la sua scrofa sotto l'albero di mele che stava accanto all'antica chiesa e poichè le mele sono frutti rari da queste parti, egli decise di chiamare nella sua lingua quel posto Insula Avaloniae, che significa Isola delle Mele. Perché in britannico la parola avalla corrisponde a poma in latino.
Per altri invece il nome deriva da un certo Avalloc, che si dice abbia vissuto qui con le sue figlie, poichè questo era un posto solitario".

Ecco ciò che ha scritto Brynley F. Roberts nel 1971:
"Poichè Affalach non compare mai come nome comune salvo che in Ynis Affalach ( e se comunque fossimo al cospetto di un nome comune dovremmo trovare l'articolo determinativo, senza sottolineare che l'uso dell'aggettivo "ricco di mele", abhlach, sarebbe stato più idoneo) e poichè la parola si presenta indipendente solo nella forma di nome proprio, non mi pare sussistano fondati motivi per respingere la connessione fra il nome Avalloc e l'isola".
Dunque, per una ragione in apparenza non giustificata, Guglielmo di Malmesbury e anche altri teorici, offrono un'alternativa alla spiegazione che verte sulla localizzazione nell'Isola delle Mele. Questo significa che sin dal XII secolo e a dispetto della forte propaganda contraria, quando si parlava di Ynis Affalach era da intendersi il reame di Affalach e non l'isola delle mele?
Se è ormai ampiamente assodato che quasi tutti i romanzi continentali della saga arturiana non sono altro che il frutto di rifacimenti di anteriori testi letterari in lingua gallese, c'è però da osservare che il tema di Avalon non è mai stato affrontato in questa chiave e dunque diventa più comprensibile che le autentiche origini dell'Ynis Affalach si siano perdute nella notte del tempo, antiche come sono i secoli.

Trillo dell'Elfa alle luglio 07, 2006 11:48
§la leggenda di artù§

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giovedì, luglio 06, 2006

Avalon

"E allora venne il giorno della battaglia di Camlan fra Artù e Dedrawd e Artù uccise Medrawd, e venne a sua volta ferito a morte. E per queste ferite fatali morì e venne sepolto in una grande sala nel regno di Affalach"

R.Bromwich Trioedd Ynis Prydein.


E' in questo modo che si perdono le notizie di Artù, dopo la battaglia finale di Camlan. Oggi il luogo dove venne condotto a riposare per sempre è conosciuto con il nome di Avalon, isola-mito del paradiso celtico, la terra degli antichi Dei, il mitico reame della Fata Morgana, la casa del Santo Graal.
Poco si conosce su questa isola, anche se abbiamo una miriade di riferimenti storici, letterari e mitologici su di essa, ma quale siano le origini storiche di Avalon concretamente, ammesso che vi sia concretezza nella sua realtà, tutto è svelato dal mistero che cirocnda l'isola come le sue nebbie.
C'è da dire che Artù ha poco a che vedere con l'isola e che nella saga arturiana Avalon fa poco la parte della protagonista: è il luogo dove viene forgiata la mitica Excalibur, e il luogo dove il Re viene a morire. Per il resto della storia Avalon non è nominata.
Questo però non spiega il suo immenso successo. Si pensa appunto che il mito di Avalon fosse antecedente quello arturiano e che la mitica isola fosse conosciuta anche prima di Artù.
Scopriamo bene Avalon solo alla fine della vita di Artù, perché è proprio dopo la fatale battaglia di Camlan che si parla di Avalon geograficamente come luogo reale. Goffredo di Monmouth nella sua Historia racconta che quando Artù venne mortalmente ferito fu trasferito all'Isola di Avalon per essere curato. Al contrario, nel Brut, e in altri testi della tradizione gallese, quella che Goffredo chiama l'Isola di Avalonis è resa con la forma originale gallese di Ynis Affalach, che si pensa comparisse anche nella versione originale dell'opera data da tradurre a Goffredo. La confusione tra le due traduzioni (INSULA AVALLONISA e YNIS AFFALACH) sta nell'errata traduzione della parola Ynis, che significa isola, ma anche, in senso più lato "regno o reame" cosa che ci spalanca le porte non di un'isola ma di un regno, il regno di Affalach.
Esistono due scuole di pensiero sulla traduzione del termine Affalach.
La prima lo ritiene un nome comune che indica un "posto delle mele" (dalla parola Afall arricchita dalla desinenza plurale Sach) identificando per questo Avalon con le Isole delle Mele. Nell'opera di Goffredo "Vita di Merlino", la Insula Avallonis che compare nell'Historia diventa la Insula Pomorum (Isola delle Mele) cosa che conduce a pensare che Goffredo fosse concorde con questo tipo di traduzione.
Sempre Goffredo compie un altro collegamento fra l'Insula Avallonis dell'Historia e l'Insula Pomorum della Vita di Merlino associandola alla figura di Morgana la Fata e delle sue sorelle, queste ultime nel ruolo di assistenti al Re morente. Al punto che, i due luoghi diventano uno solo e coincidono.
Tuttavia nella "Vita" Goffredo compieun'ulteriore assimilazione: chiama l'Insula Avallonis anche con il nome di "Isola fortunata"e annota: "L'isola assume questo nome poichè vi attecchiscono e crescono tutte le erbe in modo spontaneo e generoso. Sull'isola non esiste alcuno che le coltivi, ma esse sbocciano lo stesso con rigoglio per la sola benefica azione delle forze della Natura. Vi cresce grano e l'uva e i meli scaturiscono dall'erba tenera dando origine a grandi boschi profumati. Sull'isola fiorisce in modo spontaneo ogni tipo di pianta e gli uomini che la abitano vivono fino a cento anni e anche oltre"
L'immagine di un'antica isola fortunata risale allo storico Pomponio Mela (ca 45 d. C.) quando si riferisce all'isola di Senna, al largo della costa britannica, rinomata per "un celebre oracolo di una divinità gallica, le cui sacerdotesse, che vivevano nella santità di una perenne verginità si diceva fossero in numero di nove".
Goffredo era a conoscenza di tutte quelle saghe che parlavano dell'Aldlà celtico e amalgamandole con la cultura classica fonde l'originale Ynis Affalach con la latina INsula Avallonis.
L'idea sbagliata che Avalon corrisponda all'isola delle mele trova certamente origine nell'opera di Goffredo, a questo provedono anche gli scrittori successivi, che amplificando tale confusione, hanno intessuto una ragnatela intricata che contribuisce a creare il mito di Avalon.

Trillo dell'Elfa alle luglio 06, 2006 18:05
§§

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martedì, luglio 04, 2006

La leggenda di Artù

[Questa non è che una delle moltissime versioni della saga arturiana.
Forse la più fantasiosa, ma senz'altro la più famosa.
Proprio per questo è stata scelta, ed anche per il fatto che il paganesimo si fonde con il cristianesimo, e come ci siano moltissimi riferimenti a simboli celtici, tra tutti, la spada.]


Era il tempo in cui Uther Pendragon era sovrano in Britannia, e il Signore di Tintagel, in Cornovaglia, mosse contro di lui.
La contesa fu aspra e Uther propose una tregua.
Il Signore di Tintagel e sua moglie Igraine si recarono nella fortezza del re per definire la tregua, ma Uther si innamorò perdutamente di Igraine.
La donna non volle ascoltare le sue proposte e chiese al marito di lasciare immediatamente quel luogo, perché non voleva essere disonorata.
I due fuggirono nottetempo a cavallo, senza che nessuno se ne accorgesse, ma il mattino, quando Uther venne avvertito di quanto era accaduto, fu preso da una grande ira e mandò loro un messaggio: se non fossero tornati immediatamente sarebbe stata guerra.
I due non si lasciarono convincere e , giunti alla propria dimora, la fecero fortificare.

Il marito di Igraine lasciò la sua sposa e si trasferì nel castello di Terrabil per resistere, solo con i suoi guerrieri, agli assalti di Uther.
L'assedio di uther al castello del suo rivale in amore fu lungo e insidioso.
Ogni giorno guerrieri ben armati uscivano in campo aperto e affrontavano gli uomini di Uther, e ogni giorno i morti aumentavano da entrambe le parti.

Nel frattempo l'amore di Uther per la bella Igraine cresceva e il sovrano cadde malato.Un suo cavaliere fu inviato a Merlino, un mago potente che viveva allora in britannia, perché venisse al capezzale del re.
Il cavaliere nel suo viaggio incontrò un vecchio e questi gli chiese, garbatamente, dove fosse diretto.
"Non ti riguarda!" rispose in malo modo il cavaliere che, preso da altri pensieri, non sapeva di essere al cospetto di colui che cercava.
Il vecchio allora gli disse: "Io sono Merlino, il mago che tu stai cercando per Uther. Se il re mi concederàquello che voglio farò in modo che il suo desiderio venga soddisfatto."

Il cavaliere prese la via del ritorno e galoppando veloce giunse là dov'era accampato il suo re, ma il mago lo aveva preceduto.
Merlino si rivolse a Uther: "Se mi concederai quello che voglio, farò in modo che il tuo desiderio venga soddisfatto". Uther giurò e merlino disse: "Quando giacerai con Igraine, perché questo è il tuo desiderio, concepirai con lei un figlio. Quando nascerà tu dovrai affidarmelo perché io possa farlo allevare da Hector, che lo amerà più di un figlio. Ciò porterà a lui fortuna e a te onore. Ora preparati, perché grazie ai miei poteri trascorrerai la notte tra le braccia di Igraine nel castello di Tintagel, ma avrai le sembianze di suo marito. Non dovrai pronunciare parola e dovrai rimanere nel letto con lei fino al mio arrivo."
Sentito ciò, il re partì immediatamente per la sua meta. Nello stesso momento il consorte di Igraine decise di attaccare i nemici nel loro accampamento. Nell'aspra contesa morì e le sue schiere vennero sconfitte.

Igraine non sapeva nulla e qualche ora dopo, quando giunse al castello Uther, che aveva ora le sembianze di suo marito, lo accolse amorevolmente nel suo letto.
Il mattino dopo, quando Uther se ne era andato, giunse al castello la terribile notizia e Igraine seppe di aver dormito con un uomo diverso.
L'assedio finì e venne la pace. Uther chiese a Igraine se voleva sposarlo. La donna accettò e, dopo poco, si accorse di portare in grembo un figlio.
Uther volle sapere chi era il padre e Igraine, dopo molte insistenze, raccontò al marito che cosa era accaduto la notte in cui il suo primo sposo aveva trovato la morte sul campo di battaglia.
Uther le rivelò che l'uomo con il quale aveva amorevolmente dormito era lui, ma le disse anche qual era stato il patto stabilito da Merlino, il quale aveva reso possibile il loro incontro.
Venne il momento e Igraine partorì il figlio. Uther lo avvolse in un drappo d'oro, come gli aveva detto di fare Merlino, e lo consegnò al mago che era giunto in segreto, vestito da mendicante, al castello.

Merlino condusse il neonato da Sir Hector e dalla sua sposa. I due lo chiamarono Artù e lo allevarono con amore, come Merlino aveva predetto a Uther.

Di lì a qualche anno Uther Pendragon si ammalò gravemente, perdendo l'uso della parola.
Merlino allora radunò i suoi nobili e disse loro: "è giunta l'ora per il vostro re Uther Pendragon, e non c'è rimedioche lo possa salvare. Presentatevi domani davanti a lui, perché io farò in modo che possa ancora una volta parlarvi".
Tutti i baroni e i cavalieri del regno si presentarono al cospetto del loro re morente, e udirono le sue ultime volontà. Merlino infatti gli chiese:" Chi sarà il tuo successore? Chi diventerà sovrano delle tue terre?" "Artù, mio figlio, sarà il mio successore e sarà lui a governare il regno".
Queste furono le sue ultime parole.
Artù nel frattempo viveva presso Sir Hector e non sapeva di essere il figlio di Uther Pendragon.

Dopo la morte del re numerosi signori aspiravano a diventare sovrani e la guerra civile incombeva.
merlino allora fece in modo che tutti i signori e i cavalieri del regno si recassero il giorno di Natale a Londra, ospiti dell'arcivescovo di Canterbury.
Sul sagrato, davanti alla chiesa, c'era un grande masso di pietra, al centro del quale era saldamente inserita un'incudine.
Nell'incudine era infissa fino all'elsa una spada e vicino spiccavano queste parole:" Colui il quale estrarrà questa spada dalla pietra sarà il re di britannia".

I nobili ed i cavalieri più forti fecero a gara per estrarla, ma nessuno riuscì a farcela.
Vennero allora messi dei cavalieri a vigilare il masso, in attesa che il legittimo erede di Uther Pendragon si facesse vivo.
La notizia della spada che nessuno riusciva ad estrarre dalla roccia si diffuse ovunque e da ogni parte del regno giungevano cavalieri.
Anche Hector con i figli Cei e Artù arrivò per il torneo che era stato appositamente organizzato.

Cei era cavaliere da soli due mesi, e Artù, più giovane, faceva da scudiero.
Prima del torneo Cei, che aveva lasciato la suaspada nell'accampamento dove alloggiava, mandò Artù perché gliela portasse, ma il giovane, avendo trovato chiusa la tenda e non volendo lasciare disarmato il fratello, decise di andare a prendere la spada ch aveva visto sul sagrato. Nel momento in cui vi giunse nessuno era di guardia, perché tutti si erano precipitati ad assistere al torneo, curiosi di veder gareggiare tanti e tanto famosi cavalieri.

Artù impugnò la spada e la estrasse senza fatica dall'incudine che era nella pietra, dopodichè la portò al fratello.
Cei la riconobbe e decise in un istante cosa fare; di corsa si presentò ad Hector, per dirgli: "Questa è la spada che era nella pietra; io sono dunque il legittimo re!"
Hector incredulo, lo pregò di dirgli che cosa fosse veramente accaduto e Cei non seppe tacere la verità. Hector si rivolse allora ad Artù e gli chiese che cosa fosse veramente accaduto. Artù raccontò senza esitare dove e come aveva preso la spada.
Insieme tornarono dove era la pietra ed Hectorchiese ad Artù di rimettere a posto la spada; poi tentò, inutilmente di estrarla.
Anche Cei provò, ma i suoi sforzi furono vani.
Artù allora impugnò la spada e, per la seconda volta, la estrasse senza fatica.

Hector e Cei si inginocchiarono davanti a lui e lo riconobbero come il legittimo re di Britannia.
Poichè Artù era ignaro di tutto, il padre adottivo gli raccontò la storia della sua nascita e di Merlino, che così aveva voluto.

Due settimane dopo, al cospetto di tutti i baroni e i nobili del regno, venne ripetuta la prova della spada, in modo che nessuno avesse alcun dubbio. numerosi cavalieri tentarono di estrarla, ma invano.
Solo Artù, come aveva già fatto due volte, la estrasse senza fatica e tutti dovettero inginocchiarsi davanti a lui.
Artù giurò che sarebbe stato un buon re e mantenne nel tempo la sua promessa...

Trillo dell'Elfa alle luglio 04, 2006 18:14
§la leggenda di artù§

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***************


Salviamo la Necropoli di Montefortino



Io sono il Vento che soffia sul mare;
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Sono il Mormorio dei Flutti;
Sono il Toro delle Sette Battaglie;
Sono il Rapace sulla rocca;
Sono un Raggio di Sole;
Sono il più Bello dei Fiori;Sono un Cinghiale Coraggioso;
Sono un Salmone nel Fiume;
Sono un Lago nella Pianura;
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Sono una Parola di Scienza;
Sono la Lancia che dà battaglia;
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Chi dà luce all'assemblea sulla montagna, se non io?
Chi può dire quale sia l'età della Luna se non io?
Chi può indicare il luogo dove il sole va a riposare, se non io?
Chi chi richiama gli armenti dalla casa di Tethra?
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-l'incantesimo della battaglia ed il vento del mutamento?

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