t r a c c e c e l t i c h e

lunedì, gennaio 22, 2007

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Trillo dell'Elfa alle gennaio 22, 2007 22:40
§§

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giovedì, gennaio 11, 2007

Imbolc e Brigit

Imbolc, o Oimelc o Imbolg.
Sembra che Imbolc derivi da Imb-Folc che in gaelico significa "grande pioggia", e rimanderebbe ai cambiamenti climatici in atto in questa stagione, le giornate che si allungano, le piogge dopo la neve, (o meglio, se questa stagione non fosse così anomala :P).
Imbolc infatti è chiamato anche "Festa della Pioggia".
Il secondo significato che troviamo è "lattazione delle pecore" e "nel sacco".
Questo per gli agnelli che nascono all'inizio della bella stagione con Oestara (una sorta di "aspettando Oestara"). Il sacco rappresenterebbe il grembo della Grande Madre, il risveglio della Dea, nel periodo in cui il sole dura di più durante il giorno, e la neve si scioglie.
La Grande Madre si sta risvegliando.
Imbolc è una delle quattro feste del fuoco (le altre sono Lugh, Samhain e Beltane). Questo perché il simbolo di queste quattro feste è l'accensione del Sacro Fuoco. Il Sacro Fuoco del ciclo della vita, morte, rinascita, dell'amore, della speranza, della Luce.
Imbolc è infatti una festa di luce, di luce crescente, le donne si radunavano per celebrare la Dea della Luce, lei è Brigit (Brighid o Brigantia) Dea del triplice fuoco, Dea dei poeti e dei fabbri, dal fuoco della fucina del fabbro, dalla luce delle scintille del martellare sull'incudine.
Dea della luce divina che è la scintilla dell'ispirazione poetica, Dea dell'anima dei guaritori, era festeggiata in tutto il territorio celtico, tanto da essere diventata, in epoca cristiana una santa, Santa Brigida.
Le sorgenti di Brigit erano sorgenti guaritrici, di cui i druidi conoscevano le proprietà curative, l'acqua, elemento anch'esso potente ad Imbolc, la neve, il ghiaccio simbolo di questa festa di purificazione.
Simbolo di questa festa è anche la "croce di Brigit" un'usanza di epoca pre cristiana, ma ancora oggi praticata in alcune zone remote dell' Irlanda. Le donne preparavano queste croci, intrecciando rametti spesso di erica e spighe dai bracci uguali, e racchiusi in un cerchio, a rappresentanza della figura della ruota solare.


Tratto da "I Carmina Gadelica" di A. Carmichael.
GENEALOGIA DI BRIDE
Da Bride, o Brigit, identificata dal popolo con la più popolare figura religiosa irlandese dopo Patrizio, Santa Brigida, le Isole prendono addirittura il nome : Hi-Bride, Isles of Bride, Ebridi.
Essa è forse il più chiaro esempio di sincretismo religioso cristiano-celtico.
Brigit era nella mitologia celtica la figlia del Dagda e Dea del fuoco (come abbiamo detto), e la principale deità femminile dei Celti. Essa veniva rappresentata sotto tre aspetti, secondo l'abitudine celtica del tre che è uno: Brigit. la Dea del fuoco, la cui figura si identificò con quella della cristiana Brigida ( e a quest'ultima era significativamente dedicato il monastero di Killarney, in Irlanda, dove veniva custodito un fuoco destinato a non spegnersi mai); Bride la Vergine, Dea della saggezza, delle abilità artigiane e della poesia, chiamata con l'appellativo di Bride Regina del Canto, e suprema protettrice dei Bardi; Bride Dea della fertilità, protettrice degli amanti, degli agnelli neonati e della pianta che li nutre, la Bocca di leone (il cui nome in gaelico è:" la piccola pianta di Bride").Sotto il nome di Boune essa era la personificazione del fiume Boyne, presso il quale sorge il grande tumulo di Newgrange, palazzo del Dagda e una delle sedi principali di accesso all'Altro Mondo, il Sidh.
Il folklore della festa di Bride era ricchissimo, sia in Scozia che in Irlanda. Per esempio, è noto che durante la notte della sua festa, Bride visitava le case, e dalla direzione dei suoi passi, impressi sulla cenere del focolare con la forma del piede palmato del cigno, si traevanoauspici per l'anno a venire: di felicità e prosperità se i passi si dirigevano dalla porta al fuoco; e di sventura se si dirigevano dal fuoco verso la porta.
Alla vigilia della festa le giovani donne dei piccoli paesi portavano delle figure di stelo di grano, che dovevano rappresentare Bride; poi rivestivano l'immagine di piccole conchiglie lucenti, cristalli, di margheritine, di bucaneve e di ogni fiore di campo che riuscivano a trovare. Nel clima mite delle Ebridi molte specie di piante continuano a fiorire anche durante l'inverno, a meno che la stagione non sia straordinariamente fredda.
In corrispondenza del cuore della figura venivano sistemate una conchiglia particolarmente scintillante, oppure un piccolo cristallo. Questa veniva chiamata "reul-uil" la stella di Bride.
Le giovani donne portavano questa figura in processione, cantando l'inno "Bride bhoidheach oigh nam mile beus" "Bellissima Bride, vergine dai mille prodigi".


Né fuoco, né Sole, né Luna mi potranno bruciare,
Né lago, né fiume, né mare mi potranno affogare,
Né freccia di fata né dardo di folletto mi potranno ferire,>br> Sono sotto la protezione di Maria la Santa,
E la Dolce Madre adottiva è l'amabile Bride

Tratto da "genealogia di Bride", ultimo verso.
Testo a carattere cristiano-celtico.

Trillo dell'Elfa alle gennaio 11, 2007 11:53
§imbolc e brigit§

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domenica, ottobre 29, 2006

SAMHAIN A VITTORIO VENETO (TV)

A Vittorio Veneto(TV) il 31/10/2006 si terrà il primo capodanno celtico(iniziativa nell’ambito della manifestazione Alla Corte Caminese – Giornate Medievali Vittorio Veneto 2006) della provincia di Treviso con corteo storico, campi con guerrieri celti, esibizioni e riti propiziatori.Una fiaccolata che dal Monte Antares porterà il fuoco nuovo dal santuario celta-paleoveneto, situato in cima al colle, sino al campo dei guerrieri, con accensione dei nuovi fuochi propiziatori.

Ecco il programma:
ore 20.00 chiusura del centro cittadino
ore 20.30 – Area Fenderl – Convegno Il Colle di Antares tenuto dal dr. Carlo Forin,presidente della G.A.C.
ore 23.00 - Sfilata corteo da Piazza del Popolo all’Area Fenderl
ore 23.30 - Fiaccolate dalle pendici del Monte Altare
ore 24.00/02.00 – Accensione dei fuochi rituali e inizio delle cerimonie

Per informazioni:
Tel.: 0438 555692 fax 0438 949182
undicigradi@libero.it

Trillo dell'Elfa alle ottobre 29, 2006 12:28
§annuncio§

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Samhain

Non avendo tempo per scrivere una bella cosa per Samhain,
lascio uno scritto trovato in Celticpedia interessantissimo e molto ben fatto.

Scritto da Mikayla ap Ruis

SAMHAIN Il capodanno celtico.

Buona lettura.

SAMAIN LA FESTA DEL PRIMO NOVEMBRE
 
Samain è, al primo novembre, la festa irlandese più menzionata nelle opere mitologiche ed epiche, quella che più ha interessato o intrigato gli eruditi. E’ in effetti, il momento in cui gli uomini hanno accesso all’Altro Mondo perché l’eternità del sìd penetra il tempo e ne sospende il corso.
E’ una festa di chiusura dell’anno trascorso e di apertura dell’anno che sta per arrivare. Il tempo di Samain e quello del sìd brevemente si confondono con quello dell’umanità. Gli uomini, per qualche giorno, hanno accesso al mondo degli dei senza incorrere nell’oltraggio o nel sacrilegio.
Il problema del posizionamento di Samain nel calendario non si pone. Non può porsi: a Samain, talvolta nevica e a chiunque abbia un barlume di sospetto, nel racconto la morte di Muirchertach si mettono i puntini sulle i:
“Sin poteva raggirare lo spirito del re e si poneva tra lui e gli insegnamenti dei chierici. Quella notte essa gli fece (al re e al suo seguito) bere del vino druidico. Fu alla settima notte che Sin fece  la sua magia, esattamente la notta di martedì dopo Samain. Quando le truppe furono ebbre, si percepì un grande alito di vento. “E’ il sospiro di una notte d’inverno” disse il re. E Sin disse allora:
 
"Sono il vento rude
Figlio di nobili brillanti
Vento d’Inverno è il mio nome
Ovunque e allo stesso tempo
Sospiro e Vento
Notte d’Inverno allora,
tu hai detto in verità
che la tua fine è venuta da là.”
 
“Dopo di ciò, ella formò una grande nevicata e mai si sentì un rumore di battaglia più forte di quello che quella pesante nevicata fece in quell’occasione. Con esattezza veniva da nord-ovest[1].”
 
La prima prova di riferimento, spesso prodotta, è quella della Seconda Battaglia di Mag Tured:
 
 “Il Dagda aveva una casa a Glenn Etin al nord.
Quell’anno aveva un appuntamento con una donna
durante la festa di Samain.
Vide la donna che si lavava uno dei due piedi a Allod Echae,
cioè Echumech, davanti al fiume, al sud, e l’altro a Loscuinn,
davanti al fiume, al nord. Aveva nove trecce sulla testa.
Il Dagda le parlò e si unirono. Il Letto della Coppia è il nome
di quel luogo da allora. La donna nominata è la Morrigan.”
“Ella disse a Dagda che i Fomori avrebbrero toccato terra
a Mag Scene e gli disse di convocare gli uomini d’Irlanda
davanti a lei al guado d’Unius.  Andò a Scene per uccidere il
re dei Fomori, di nome Indech, figlio di Domnann. Gli tolse
il sangue dal cuore e asportò le parti di valore. Mostrò quindi
le mani piene di sangue alle truppe che attendevano davanti
al guado d’Unius. Da allora quel guado si chiamò Guado della Distruzione,
a causa della distruzione del re.”
 
                                              
Cuchulainn, crudelmente picchiato da due messaggeri del sìd sotto forma di cigni che aveva ferito,  rimase malato e debole per tutto l’anno e non guarì che il Samain seguente, quando il dio Oengus gli consigliò di andare nell’Altro Mondo, cioè di accettare l’invito che gli era stato fatto[2].
La festa è anche e soprattutto l’inizio dell’anno e copre la totalità delle stagioni,(…)infatti se i Celti contavano il tempo seguendo le notti, non è logico che l’inizio dell’anno sia quello della stagione oscura?
Se Samain è diventato Ognissanti e la festa dei morti non è solo perché è la più grande festa del calendario celtico, ma anche  perché è il prologo dell’oscurità[3].
E’ il momento della lotta decisiva degli dei, i Tuatha Dé Dànnan, contro i Fomori , i quali simbolizzano la potenza del male.
 
 
LA FESTA DI RICONOSCENZA
 
Samain è innanzitutto una festa di riconoscenza la cui durata è chiaramente determinata. L’espressione “festa di riconoscenza” resta approssimativa quando è applicata ad una festa precristiana della quale, in fondo, l’essenziale ci sfugge.
 
  “Ogni anno gli Ulati tenevano un’assemblea, tre giorni prima di Samain,
    tre giorni dopo e il giorno di Samain. Era l’epoca in cui gli Ulati erano
     nella piana di Murthemne. E all’epoca non c’era nulla che non facessero, giochi,
     riunioni, pompa e magnificenza, banchetti, ed è da qui che vengono i tre
     giorni di Samain in tutta l’Irlanda[4].”
 
 
SAMAIN E  LA “TERZA FUNZIONE”     
Tenuto conto che ormai conosciamo la struttura della società celtica[5] , non bisogna aspettarsi che la “terza funzione” quella produttrice e artigianale, occupi il posto di maggior rilievo nella festa del primo novembre.
D’altra parte, Samain, evidentemente non è una festa agraria.
 
Bisogna definitivamente rinunciare all’idea che la mitologia celtica, e di conseguenza l’organizzazione delle feste siano dei riflessi storici della conquista celtica in Europa occidentale. La gerarchia del re, del druido, del guerriero e del “plebeo” si traduce materialmente con delle differenze di rango e di qualità di pietanze servite alla festa.
Samain è totalmente una festa statutariamente trifunzionale. Quanto alla tendenza dei testi di non nominare i personaggi che non fanno parte dell’aristocrazia, è tipica di tutte le epopee e di tutte le leggende.
 
I celti a questo riguardo non sono stati né meglio né peggio della maggior parte delle altre etnie indo-europee.
 
Possiamo concludere definitivamente dicendo che la festa non cancellava la realtà o le gerarchie sociali ma non era vietata a nessuna categoria di essere umano.
 
LA FESTA DEI MILITARI E IL FESTINO REALE
 
    “L’anno in cui si divise la provincia dell’Ulster in tre parti, si fece il
      festino di Samain presso Conchobar a Emain Macha.
      Egli aveva l’idromele per la festa: cento tinozze per ogni bevanda….”
 
L’idromele è la bevanda dell’immortalità, come qualità si rapporta al vino e alla birra[6] ed è probabile che la non menzione della birra sia una omissione o una lacuna del trascrittore.  Anzi la birra – invece dell’idromele che sarebbe la bevanda dei druidi – è la bevanda familiare ai guerrieri insulari. C’è da presumere che il suo consumo sia quasi obbligatorio ed è ugualmente probabile che il giorno seguente o il giorno ancora successivo il primo novembre erano sofferenti e doloranti:
 
   “Gli Ulati presero una grande sbronza a Emain Macha.  Presero a        discutere tra loro, di grandi battaglie e vittorie, soprattutto tra Conall,      Cuchulainn e Loegaire[7].”
 
Altri  testi sono ancora più espliciti riguardo alla natura e al contenuto della festa, per esempio quello che ci racconta la morte di re Muircertach mac Erca:
 
  “Il re rientrò con il suo seguito nella fortezza. …
il re disse alla ragazza    di portare del vino. La ragazza riempì tre tazze d’acqua e ci fece sopra   un incantesimo. Mai nella loro vita avevanoi provato un vino così buono. Ella poi cucinò il maiale in maniera misteriosa e magica. Diede il vino e il
 maiale alle truppe. Tutti ne consumarono fino ad essere sazi. Ella promise
  di dargliene altrettanto, non appena Muirchertach lo avesse chiesto[8].”
 
Il vino e il maiale (con la scappatoia dell’ubriacatura) danno accesso all’eternità.
 
 Vittima sacrificale, il maiale compare spesso nei racconti irlandesi. Sant’Adamnan certifica nell’VIII° secolo, che venivano ingrassati durante l’autunno dei grandi branchi destinati ad essere sgozzati all’inizio dell’inverno, cioè alla festa di Samain[9].
 
Non ci siamo finora soffermati sull’importante ruolo del maiale nella festa di Samain. Ritornando indietro, arriveremmo facilmente ai celebri maiali di Manannan. …Il porcaro è un druido, alto funzionario di corte, il porcaro più celebre che conosciamo è San Patrizio in persona.
 
Questa festa ha soprattutto un’essenza guerriera. Dato che ha luogo all’inizio di novembre, possiamo concludere che condensa, ricapitola e chiude la stagione militare.
I guerrieri si ritrovano per esibire i loro trofei, raccontare le loro gesta e,  dopo essersi ubriacati, discutono a proposito del “pezzo dell’eroe”.
 
 LA FESTA REALE E LEGALE
 
Il suo carattere di festa di riconoscenza dà a Samain un aspetto legale. E’ presieduta dal re, guerriero di origine ma legislatore e regolatore per principio in quanto ha il pesante compito di assicurare la prosperità nel suo regno.
In alcuni casi, come in quello di Conchobar Il re dell’Ulster, serve in persona i suoi ospiti alla festa.
 
La periodicità della festa ufficiale è una questione a prima vista spinosa perché si rileva qualche irregolarità. Il Libro dei Diritti, che è senz’altro la fonte migliore, fissa  la festa di Tara ogni sette anni.
Sette anni sono troppi per il racconto de La Malattia di Cuchulainn che preferisce una festa di Tara annuale.
Keating nel suo Storia d’Irlanda, propone una terza versione, ogni tre anni, con una descrizione che aiuta a comprendere il passaggio del Libro dei Diritti che abbiamo citato:
 
 “Ora, la festa di Tara era un’assemblea reale e generale, come un    parlamento,e tutti i dotti d’Irlanda di incontravano ogni tre anni a Tara        durante Samain per riordinare e rinnovare i regolamenti e le leggi, e per         approvare gli annali e gli archivi d’Irlanda. Si preparava un seggio per ogni    nobile d’Irlanda secondo il suo rango e il suo titolo. Si preparava ancora        un seggio per ogni capo che comandava i soldati al servizio del re o dei       signori d’Irlanda. Era ancora usanza alla festa di Tara mettere a morte                      chiunque commettesse violenza o furto, chi sorprendeva qualcun altro  o       attaccava con armi, il re solo e nessun altro, aveva il potere di perdonare     un’azione del genere. Inoltre c’era l’usanza di passare sei giorni a bere                           insieme prima della seduta dell’assemblea reale, cioè tre giorni prima di         Samain e tre giorni dopo, stabilendo la pace e   creando dei legami di   amicizia tra loro[10].”
 
Grazie a Keating possiamo farci un’idea abbastanza precisa dei tre aspetti della festa di Samain:
 
 “- una festa religiosa celebrata dai druidi a beneficio dell’intera società (sacrificio animale o oblazione vegetale). Ma questa festa, annullata poi condannata dal            cristianesimo, è citata da Keating solo a titolo di reminescenza;
- una seduta di riunioni o assemblee legali, attestate su una base religiosa, che avevano come scopo la messa in ordine della giustizia e dell’amministrazione   reale, insieme agli “archivi”, quindi essenzialmente una verifica degli annali e della genealogia ufficiali;
- la festa propriamente detta.
E’ questa parte del rituale che è maggiormente sopravvissuta alla cristianizzazione e che, di fatto, è diventata la maggior rappresentazione della festa.
 
 Possiamo intravedere attraverso una descrizione di Plinio tanto classico quanto sprezzante, un rituale gallese di Samonios. La sola sfortuna è che la descrizione del rituale è tagliata o censurata dall’autore latino:
                                            
 “E’ molto raro trovare il vischio e, quando lo si trova, viene raccolto con         una grande cerimonia religiosa, il sesto giorno della luna, perché è    osservando questo astro che i Galli regolano i loro mesi e i loro anni,    ugualmente ai loro secoli di trent’anni. Si sceglie questo giorno perché la    luna ha già una forza considerevole,senza essere ancora nel centro del suo corso. Chiamano il vischio con un nome che significa “colui che  guarisce tutto”. Dopo aver preparato un sacrificio ai     piedi dell’albero, si portano due tori bianchi le cui corna sono legate per        la prima volta. Vestito di un abito bianco, il prete sale sull’albero, taglia il vischio con un falcetto d’oro che viene raccolto in un panno bianco. A    questo punto   le vittime vengono immolate pregando la divinità di rendere proficuo il     sacrificio. Credono che il vischio, preso come bevanda, dia la fecondità    agli animali sterili e costituisca un rimedio contro tutti i mali. Questo è il   comportamento religioso di un gran numero di popoli riguardo cose insignificanti[11].”
                                            
                                              
Plinio dunque a dispetto o a causa del suo profondo disprezzo per le questioni celtiche, descrive due elementi rituali:
 
 - la raccolta del vischio, fatta dal druido con un falcetto d’oro, in un            momento dell’anno che si situa tra ottobre e dicembre; la pianta poi serve        da rimedio o da antidoto contro tutti i tipi di malattia. Guarisce in     particolare la sterilità.
  Bisogna notare poi che il vischio della quercia è sempre stato molto raro,       ciò implica una ricerca sistematica e porta a domandarsi – la verifica  senza dubbio non ha potuto essere fatta molto spesso – se è facile    tagliare una grande quantità di vischio con un falcetto d’oro senza che   questo sia velocemente inutilizzabile;
-          il sacrificio dei due tori bianchi le cui corna sono legate per la prima volta.
Il toro in tutti i paesi celtici rappresenta uno dei simboli della regalità. Si tratta dunque di un antico rito sacrificale e elezione e di insediamento reale.
 
Riteniamo quindi che la data di Samain o, se si preferisce il primo novembre è, sia in Irlanda che altrettanto verosimilmente in Gallia, il  momento privilegiato dei grandi avvenimenti religiosi e politici.
 
Ecco una lista dei sacrifici e oblazioni raccolte da diverse fonti riguardo la festa del primo novembre:
-          la raccolta del vischio, menzionata solo da Plinio in Gallia;
-          il sacrificio di due tori bianchi (Gallia)
-          il sacrificio di un  toro (Irlanda)
-          il sacrificio di un cavallo (giumenta?) (Ulster)
 
Tutto ciò giustifica pienamente – anche se non possiamo approfondire la ricerca in mancanza di informazioni più precise – l’asserzione di Keating secondo la quale la festa di Samain cominciava con un sacrificio.
Non sono solo alcuni racconti epici o mitologici che collocano la narrazione a Samain, ma tutti i tipi di racconti che:
-          implicano una riunione o un banchetto reale;
-          descrivono un conflitto con potenze dell’Altro Mondo, l’intervento in cose umane di potenze venute dall’Altro Mondo o al contrario il viaggio dell’uomo nel sìd;
-          recitano durante un banchetto, una morte di re o di un eroe per una ragione ricorrente: rottura o violazione di divieti, cattivo comportamento o guerra ingiusta.
 
La festa di Samain è il punto cruciale del mondo leggendario irlandese. E’ il periodo chiuso solennemente inaugurato dai druidi che a questo fine si servono del più potente mezzo conosciuto, il fuoco: alla vigilia di Samain, tutti i fuochi d’Irlanda dovevano essere spenti, pena un’ammenda, secondo quanto dice Keating.
 
Ancora e sempre a Samain cominciano le grandi battaglie mitiche ed epiche: Cath Maighe Tuireadh o “Battaglia di Moytura”, Tàin Bò Cùalnge o “Razzie delle vacche di Cooley” dove muoiono i re e gli eroi.
 
Anche gli uomini possono penetrare nel sìd e condurre battaglie per conto degli dei o per se stessi. E’ quello che fa Cuchulainn, sulle strade dell’Altro Mondo, quando va a cercare la sua iniziazione da guerriero prima di sposare Emer[12]
 
SAMAIN, FESTA TOTALE E TRIFUNZIONALE
Concludiamo insistendo sul fatto che la festa, così come siamo stati in grado di ricostruirla, segue passo passo  un rituale ben definito:
1.        Al livello più basso, il popolo rende omaggio ai suoi idoli prima di prendere  parte alla festa e assistere ai giochi.
2.       Nella classe guerriera hanno luogo sostanziosi banchetti, festini e ubriacature, che rappresentano la parte più visibile della festa
3.       A livello sacerdotale, si accende il fuoco e si praticano i sacrifici. Poi si presiede alle assemblee legali alle quali prendono parte il re e i nobili.
 
Samain è quindi una festa totale, che mobilita gli esseri viventi di questa terra ma anche gli abitanti del sìd, con l’intervento di tutte le classi sociali, e durante la quale si è conservata la ripartizione funzionale tripartita della più antica società indo-europea .


[1] Whithley Stokes, the Death of Nuirchertach mac Erca, sulla Revue celtique, 22, 1902, pp.416-418; cf. Christian-J. Guyonvarc’h, La mort de Muirchertach, fils d’Erc, texte irlandaise du très haut Moyen Age : la femme, le saint et le roi, negli Annales, Economies, Sociétés, Civilisations, settembre-ottobre 1983, p.1007 par. 31-32
[2] La Maladie de Cuchulainn, in Ogam, 10, 1958, p.289
[3] La cristianizzazione della festa non ha lasciato sopravvivere nulla, tranne qualche credenza popolare relativa al ritorno delle anime dei morti. In Bretagna, sono le anaon, parola che è l’antico plurale di ene “anima”
[4] La naissance de Conchobar, Versione A, traduzione Christian-J. Guyonvarc’h, in Ogam, 11,1959, p.61, par.8
[5] A questo proposito vedere il secondo capitolo, Classi e funzioni del nostro libro su La società celtique, ed. Ouest-France, Rennes, 1991, pp.57-104
[6] Vedi Georges Dumézil, Le festin d’Immortalité, passim. In un curioso poema di un manoscritto di Bruxelles, scritto da Michael O’clery e pubblicato da Eugene O’curry, Manuscripts Materiales, p.616 e David Greene, St. Brighid’s alefeast, in Celtica 2, pp.150-153, la birra resta associata all’immortalità cristiana: “Desidererei una grande quantità di birra per il re dei re; che la famiglia celeste ne beva durante l’eternità…”
[7] La Meurtre de Conchobar, traduzione Christian-J.Guyonvarc’h in Ogam, 10, pp.129-130
[8] Whithley Stokes, The Death of Muirchertach mac Erca, in Revue celtique, 22, 1902, pp 408; cf. Christian-j. Guyonvarc’h, La mort de Muirchertach, fils d’Erc, texte irlandais du très haut Moyen Age: la femme, le saint et le roi in Annales, Economies, Sociétés, Civilisations, settembre-ottobre 1983, p.1001, par. 19
[9] Vita Columbae, ed. Reeves, pubblicazione della Irish Archaeological and Celtic Society, p.135; per i branchi di maiali che circolano liberamente in Gallia, vedi Strabone, IV, 4,3, e Polibio, XII, 4,8.
[10] History of Ireland, ed. Dinneen, II, p.132
[11] Hist. Nat., XVI, p. 249
[12] Vedi Ogam, 11, 1959, pp. 411




Trillo dell'Elfa alle ottobre 29, 2006 11:19
§religione e spiritualità§

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venerdì, luglio 07, 2006

Il reame di Affalach

Come dicevo prima però, c'è una seconda scuola di pensiero relativa all'Ynis Affalach e all'origine di Avalon. Nell'opera "Antichità della chiesa di Glanstombury" Guglielmo di Malmesbury cita due spiegazioni per l'origine del nome di Avalon:
"Galnstombury è anche ben nota come isola di avalon e questa è l'origine del nome: si dice infatti...che un giorno Glasteing trovò la sua scrofa sotto l'albero di mele che stava accanto all'antica chiesa e poichè le mele sono frutti rari da queste parti, egli decise di chiamare nella sua lingua quel posto Insula Avaloniae, che significa Isola delle Mele. Perché in britannico la parola avalla corrisponde a poma in latino.
Per altri invece il nome deriva da un certo Avalloc, che si dice abbia vissuto qui con le sue figlie, poichè questo era un posto solitario".

Ecco ciò che ha scritto Brynley F. Roberts nel 1971:
"Poichè Affalach non compare mai come nome comune salvo che in Ynis Affalach ( e se comunque fossimo al cospetto di un nome comune dovremmo trovare l'articolo determinativo, senza sottolineare che l'uso dell'aggettivo "ricco di mele", abhlach, sarebbe stato più idoneo) e poichè la parola si presenta indipendente solo nella forma di nome proprio, non mi pare sussistano fondati motivi per respingere la connessione fra il nome Avalloc e l'isola".
Dunque, per una ragione in apparenza non giustificata, Guglielmo di Malmesbury e anche altri teorici, offrono un'alternativa alla spiegazione che verte sulla localizzazione nell'Isola delle Mele. Questo significa che sin dal XII secolo e a dispetto della forte propaganda contraria, quando si parlava di Ynis Affalach era da intendersi il reame di Affalach e non l'isola delle mele?
Se è ormai ampiamente assodato che quasi tutti i romanzi continentali della saga arturiana non sono altro che il frutto di rifacimenti di anteriori testi letterari in lingua gallese, c'è però da osservare che il tema di Avalon non è mai stato affrontato in questa chiave e dunque diventa più comprensibile che le autentiche origini dell'Ynis Affalach si siano perdute nella notte del tempo, antiche come sono i secoli.

Trillo dell'Elfa alle luglio 07, 2006 11:48
§la leggenda di artù§

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giovedì, luglio 06, 2006

Avalon

"E allora venne il giorno della battaglia di Camlan fra Artù e Dedrawd e Artù uccise Medrawd, e venne a sua volta ferito a morte. E per queste ferite fatali morì e venne sepolto in una grande sala nel regno di Affalach"

R.Bromwich Trioedd Ynis Prydein.


E' in questo modo che si perdono le notizie di Artù, dopo la battaglia finale di Camlan. Oggi il luogo dove venne condotto a riposare per sempre è conosciuto con il nome di Avalon, isola-mito del paradiso celtico, la terra degli antichi Dei, il mitico reame della Fata Morgana, la casa del Santo Graal.
Poco si conosce su questa isola, anche se abbiamo una miriade di riferimenti storici, letterari e mitologici su di essa, ma quale siano le origini storiche di Avalon concretamente, ammesso che vi sia concretezza nella sua realtà, tutto è svelato dal mistero che cirocnda l'isola come le sue nebbie.
C'è da dire che Artù ha poco a che vedere con l'isola e che nella saga arturiana Avalon fa poco la parte della protagonista: è il luogo dove viene forgiata la mitica Excalibur, e il luogo dove il Re viene a morire. Per il resto della storia Avalon non è nominata.
Questo però non spiega il suo immenso successo. Si pensa appunto che il mito di Avalon fosse antecedente quello arturiano e che la mitica isola fosse conosciuta anche prima di Artù.
Scopriamo bene Avalon solo alla fine della vita di Artù, perché è proprio dopo la fatale battaglia di Camlan che si parla di Avalon geograficamente come luogo reale. Goffredo di Monmouth nella sua Historia racconta che quando Artù venne mortalmente ferito fu trasferito all'Isola di Avalon per essere curato. Al contrario, nel Brut, e in altri testi della tradizione gallese, quella che Goffredo chiama l'Isola di Avalonis è resa con la forma originale gallese di Ynis Affalach, che si pensa comparisse anche nella versione originale dell'opera data da tradurre a Goffredo. La confusione tra le due traduzioni (INSULA AVALLONISA e YNIS AFFALACH) sta nell'errata traduzione della parola Ynis, che significa isola, ma anche, in senso più lato "regno o reame" cosa che ci spalanca le porte non di un'isola ma di un regno, il regno di Affalach.
Esistono due scuole di pensiero sulla traduzione del termine Affalach.
La prima lo ritiene un nome comune che indica un "posto delle mele" (dalla parola Afall arricchita dalla desinenza plurale Sach) identificando per questo Avalon con le Isole delle Mele. Nell'opera di Goffredo "Vita di Merlino", la Insula Avallonis che compare nell'Historia diventa la Insula Pomorum (Isola delle Mele) cosa che conduce a pensare che Goffredo fosse concorde con questo tipo di traduzione.
Sempre Goffredo compie un altro collegamento fra l'Insula Avallonis dell'Historia e l'Insula Pomorum della Vita di Merlino associandola alla figura di Morgana la Fata e delle sue sorelle, queste ultime nel ruolo di assistenti al Re morente. Al punto che, i due luoghi diventano uno solo e coincidono.
Tuttavia nella "Vita" Goffredo compieun'ulteriore assimilazione: chiama l'Insula Avallonis anche con il nome di "Isola fortunata"e annota: "L'isola assume questo nome poichè vi attecchiscono e crescono tutte le erbe in modo spontaneo e generoso. Sull'isola non esiste alcuno che le coltivi, ma esse sbocciano lo stesso con rigoglio per la sola benefica azione delle forze della Natura. Vi cresce grano e l'uva e i meli scaturiscono dall'erba tenera dando origine a grandi boschi profumati. Sull'isola fiorisce in modo spontaneo ogni tipo di pianta e gli uomini che la abitano vivono fino a cento anni e anche oltre"
L'immagine di un'antica isola fortunata risale allo storico Pomponio Mela (ca 45 d. C.) quando si riferisce all'isola di Senna, al largo della costa britannica, rinomata per "un celebre oracolo di una divinità gallica, le cui sacerdotesse, che vivevano nella santità di una perenne verginità si diceva fossero in numero di nove".
Goffredo era a conoscenza di tutte quelle saghe che parlavano dell'Aldlà celtico e amalgamandole con la cultura classica fonde l'originale Ynis Affalach con la latina INsula Avallonis.
L'idea sbagliata che Avalon corrisponda all'isola delle mele trova certamente origine nell'opera di Goffredo, a questo provedono anche gli scrittori successivi, che amplificando tale confusione, hanno intessuto una ragnatela intricata che contribuisce a creare il mito di Avalon.

Trillo dell'Elfa alle luglio 06, 2006 18:05
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martedì, luglio 04, 2006

La leggenda di Artù

[Questa non è che una delle moltissime versioni della saga arturiana.
Forse la più fantasiosa, ma senz'altro la più famosa.
Proprio per questo è stata scelta, ed anche per il fatto che il paganesimo si fonde con il cristianesimo, e come ci siano moltissimi riferimenti a simboli celtici, tra tutti, la spada.]


Era il tempo in cui Uther Pendragon era sovrano in Britannia, e il Signore di Tintagel, in Cornovaglia, mosse contro di lui.
La contesa fu aspra e Uther propose una tregua.
Il Signore di Tintagel e sua moglie Igraine si recarono nella fortezza del re per definire la tregua, ma Uther si innamorò perdutamente di Igraine.
La donna non volle ascoltare le sue proposte e chiese al marito di lasciare immediatamente quel luogo, perché non voleva essere disonorata.
I due fuggirono nottetempo a cavallo, senza che nessuno se ne accorgesse, ma il mattino, quando Uther venne avvertito di quanto era accaduto, fu preso da una grande ira e mandò loro un messaggio: se non fossero tornati immediatamente sarebbe stata guerra.
I due non si lasciarono convincere e , giunti alla propria dimora, la fecero fortificare.

Il marito di Igraine lasciò la sua sposa e si trasferì nel castello di Terrabil per resistere, solo con i suoi guerrieri, agli assalti di Uther.
L'assedio di uther al castello del suo rivale in amore fu lungo e insidioso.
Ogni giorno guerrieri ben armati uscivano in campo aperto e affrontavano gli uomini di Uther, e ogni giorno i morti aumentavano da entrambe le parti.

Nel frattempo l'amore di Uther per la bella Igraine cresceva e il sovrano cadde malato.Un suo cavaliere fu inviato a Merlino, un mago potente che viveva allora in britannia, perché venisse al capezzale del re.
Il cavaliere nel suo viaggio incontrò un vecchio e questi gli chiese, garbatamente, dove fosse diretto.
"Non ti riguarda!" rispose in malo modo il cavaliere che, preso da altri pensieri, non sapeva di essere al cospetto di colui che cercava.
Il vecchio allora gli disse: "Io sono Merlino, il mago che tu stai cercando per Uther. Se il re mi concederàquello che voglio farò in modo che il suo desiderio venga soddisfatto."

Il cavaliere prese la via del ritorno e galoppando veloce giunse là dov'era accampato il suo re, ma il mago lo aveva preceduto.
Merlino si rivolse a Uther: "Se mi concederai quello che voglio, farò in modo che il tuo desiderio venga soddisfatto". Uther giurò e merlino disse: "Quando giacerai con Igraine, perché questo è il tuo desiderio, concepirai con lei un figlio. Quando nascerà tu dovrai affidarmelo perché io possa farlo allevare da Hector, che lo amerà più di un figlio. Ciò porterà a lui fortuna e a te onore. Ora preparati, perché grazie ai miei poteri trascorrerai la notte tra le braccia di Igraine nel castello di Tintagel, ma avrai le sembianze di suo marito. Non dovrai pronunciare parola e dovrai rimanere nel letto con lei fino al mio arrivo."
Sentito ciò, il re partì immediatamente per la sua meta. Nello stesso momento il consorte di Igraine decise di attaccare i nemici nel loro accampamento. Nell'aspra contesa morì e le sue schiere vennero sconfitte.

Igraine non sapeva nulla e qualche ora dopo, quando giunse al castello Uther, che aveva ora le sembianze di suo marito, lo accolse amorevolmente nel suo letto.
Il mattino dopo, quando Uther se ne era andato, giunse al castello la terribile notizia e Igraine seppe di aver dormito con un uomo diverso.
L'assedio finì e venne la pace. Uther chiese a Igraine se voleva sposarlo. La donna accettò e, dopo poco, si accorse di portare in grembo un figlio.
Uther volle sapere chi era il padre e Igraine, dopo molte insistenze, raccontò al marito che cosa era accaduto la notte in cui il suo primo sposo aveva trovato la morte sul campo di battaglia.
Uther le rivelò che l'uomo con il quale aveva amorevolmente dormito era lui, ma le disse anche qual era stato il patto stabilito da Merlino, il quale aveva reso possibile il loro incontro.
Venne il momento e Igraine partorì il figlio. Uther lo avvolse in un drappo d'oro, come gli aveva detto di fare Merlino, e lo consegnò al mago che era giunto in segreto, vestito da mendicante, al castello.

Merlino condusse il neonato da Sir Hector e dalla sua sposa. I due lo chiamarono Artù e lo allevarono con amore, come Merlino aveva predetto a Uther.

Di lì a qualche anno Uther Pendragon si ammalò gravemente, perdendo l'uso della parola.
Merlino allora radunò i suoi nobili e disse loro: "è giunta l'ora per il vostro re Uther Pendragon, e non c'è rimedioche lo possa salvare. Presentatevi domani davanti a lui, perché io farò in modo che possa ancora una volta parlarvi".
Tutti i baroni e i cavalieri del regno si presentarono al cospetto del loro re morente, e udirono le sue ultime volontà. Merlino infatti gli chiese:" Chi sarà il tuo successore? Chi diventerà sovrano delle tue terre?" "Artù, mio figlio, sarà il mio successore e sarà lui a governare il regno".
Queste furono le sue ultime parole.
Artù nel frattempo viveva presso Sir Hector e non sapeva di essere il figlio di Uther Pendragon.

Dopo la morte del re numerosi signori aspiravano a diventare sovrani e la guerra civile incombeva.
merlino allora fece in modo che tutti i signori e i cavalieri del regno si recassero il giorno di Natale a Londra, ospiti dell'arcivescovo di Canterbury.
Sul sagrato, davanti alla chiesa, c'era un grande masso di pietra, al centro del quale era saldamente inserita un'incudine.
Nell'incudine era infissa fino all'elsa una spada e vicino spiccavano queste parole:" Colui il quale estrarrà questa spada dalla pietra sarà il re di britannia".

I nobili ed i cavalieri più forti fecero a gara per estrarla, ma nessuno riuscì a farcela.
Vennero allora messi dei cavalieri a vigilare il masso, in attesa che il legittimo erede di Uther Pendragon si facesse vivo.
La notizia della spada che nessuno riusciva ad estrarre dalla roccia si diffuse ovunque e da ogni parte del regno giungevano cavalieri.
Anche Hector con i figli Cei e Artù arrivò per il torneo che era stato appositamente organizzato.

Cei era cavaliere da soli due mesi, e Artù, più giovane, faceva da scudiero.
Prima del torneo Cei, che aveva lasciato la suaspada nell'accampamento dove alloggiava, mandò Artù perché gliela portasse, ma il giovane, avendo trovato chiusa la tenda e non volendo lasciare disarmato il fratello, decise di andare a prendere la spada ch aveva visto sul sagrato. Nel momento in cui vi giunse nessuno era di guardia, perché tutti si erano precipitati ad assistere al torneo, curiosi di veder gareggiare tanti e tanto famosi cavalieri.

Artù impugnò la spada e la estrasse senza fatica dall'incudine che era nella pietra, dopodichè la portò al fratello.
Cei la riconobbe e decise in un istante cosa fare; di corsa si presentò ad Hector, per dirgli: "Questa è la spada che era nella pietra; io sono dunque il legittimo re!"
Hector incredulo, lo pregò di dirgli che cosa fosse veramente accaduto e Cei non seppe tacere la verità. Hector si rivolse allora ad Artù e gli chiese che cosa fosse veramente accaduto. Artù raccontò senza esitare dove e come aveva preso la spada.
Insieme tornarono dove era la pietra ed Hectorchiese ad Artù di rimettere a posto la spada; poi tentò, inutilmente di estrarla.
Anche Cei provò, ma i suoi sforzi furono vani.
Artù allora impugnò la spada e, per la seconda volta, la estrasse senza fatica.

Hector e Cei si inginocchiarono davanti a lui e lo riconobbero come il legittimo re di Britannia.
Poichè Artù era ignaro di tutto, il padre adottivo gli raccontò la storia della sua nascita e di Merlino, che così aveva voluto.

Due settimane dopo, al cospetto di tutti i baroni e i nobili del regno, venne ripetuta la prova della spada, in modo che nessuno avesse alcun dubbio. numerosi cavalieri tentarono di estrarla, ma invano.
Solo Artù, come aveva già fatto due volte, la estrasse senza fatica e tutti dovettero inginocchiarsi davanti a lui.
Artù giurò che sarebbe stato un buon re e mantenne nel tempo la sua promessa...

Trillo dell'Elfa alle luglio 04, 2006 18:14
§la leggenda di artù§

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giovedì, maggio 04, 2006

VENIGALLIA 2006

19-20-21 Maggio
26-27-28 Maggio




"Con questa nuova edizione di VENIGALLIA vogliamo portare un significativo contributo per la costruzione di una grande manifestazione polivalente dove la storia e la cultura diventano mezzi importanti al servizio dello spettacolo. Troveremo infatti la mostra naturale “Cereali autoctoni del Veneto†e la mostra “Il Santuario orientale a Meggiaroâ€. All’interno del villaggio storico moltissimi artigiani, con il loro lavoro, faranno rinascere arti e passioni di un tempo, uno straordinario evento di archeologia sperimentale della catena del metallo: vedremo infatti la fusione del metallo realizzata grazie ad un forno arcaico, appositamente ricreato e la successiva colata in uno stampo, al fine di produrre una lama attraverso il duro lavoro di battitura del ferro svolto dai mastri fabbri.

Una grande attenzione è stata dedicata Al Bosco Incantato, zona tutta riservata ai bambini, dove li vedremo coinvolti in laboratori, letture animate, giochi e animazioni, con lo scopo di trasmettere importanti valori per la loro formazione culturale, il tutto in maniera divertente e coinvolgente.

Grandi concerti internazionali di musica Celtica, suggestive conferenze, epici duelli, una grande battaglia tra Celti e Romani, il coloratissimo mercatino tematico, gli stand gastronomici, l’arena dei combattimenti, il sacro falò notturno e tante altre attrazioni contribuiranno a creare quella magica atmosfera che la scorsa edizione ha coinvolto migliaia di persone, accompagnandole tra gli echi di un antico passato fatto di tradizioni, immerso nella nostra storia e ricco di folklore e spettacolo."

[Tratto dal sito www.venigallia.com]

Il festival si svolgerà a Montecchio Precalcino (uscita autostradale Dueville) Vicenza.

Trillo dell'Elfa alle maggio 04, 2006 16:10
§annuncio§

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martedì, gennaio 31, 2006

A breve...

tornerò.



è molto che non aggiorno questo blog.

A breve tornerò con altre notizie e leggende.

Aspetto gradite informazioni esterne.


Trillo dell'Elfa alle gennaio 31, 2006 19:14
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giovedì, maggio 12, 2005

MORRIGAN

Eccoci arrivati a parlare della Morrigan, protagonista indiscussa dei Tuatha De Dannan.
Anch'essa, come tutte le Dee principali dei celti ha la caratteristica dell'aspetto triplice.
Macha, insieme a Badb Catha ("cornacchia") Nemaiu ("panico", "furia"), erano temutissime
dai Tuatha, esse incarnavano tutti gli aspetti della guerra.
La Dea infatti, appariva nei campi di battaglia durante o dopo le guerre, e, sotto l'aspetto di forme terrificanti,
seminava il terrore, l'odio e il panico ai guerrieri, incitandoli alla violenza, non basta, La Morrigan soleva anche nutrirsi dei cadaveri dei morti sparsi su tutto il campo di battaglia, a guerra conclusa.

Macha assume l'aspetto di corvo, Dea della guerra e della fertilità, a volte prende l'aspetto di civetta bianca o lupa, essendo il bianco un colore che per i celti rappresenta la morte.
Con il sangue versato nei campi di battaglia, Macha compie magie terribili, che a volte, ci ricordano un pò, le "piaghe" cristiane, come la pioggia di rane, o trasformare i torrenti in torrenti di sangue.
Macha è anche chiamata con gli appellativi di "mietitrice dei campi di battaglia" o "regina degli incubi".


Il secondo aspetto della Morrigan è Badb Catha, Dea dell'elemento acqua, è estremamente legata al suo pozzo sacro, fonte di conoscienza infinita. Infatti compare agli sventurati sotto forma di vecchina che lava i panni alla fonte, purtroppo, suddetti panni, portano il sangue delle battaglie, per questo, la leggenda dice che scorgerla in tali vesti è presagio di morte imminente.
Essa è detta anche "annunciatrice di calamità".

Neman è la "Signora del dolore". Essa scorrazza per i campi di battaglia portando il vero dolore ad ogni guerriero ferito o morente.

Questi i tre aspetti della Dea della guerra.


"Quando gli uomini vanno in guerra, non ci vanno da soli.

In alto fanno cerchio i corvi, che sfrecciano nel cielo e gridano l'anticipazione del banchetto che verrà.

La signora dei corvi è la Morrigan, triplice Dea della guerra, della morte e del massacro.

Si muove velocemente nel vento e nella sua voce si ode il fruscio di migliaia di ali nere.

Ella ha visto mille battaglie, ha udito i lamenti di morte di migliaia di uomini.

I suoi capelli sono neri come le loro piume, i suoi occhi sono neri come la notte e ardono d'un fuoco terribile, il suo portamento fiero e orgoglioso.

Al termine di una battaglia la Dea sotto forma di corvo guarda i corpi dilaniati che vengono ammucchiati davanti a lei.

rimira le teste dei perdenti infilate sulle lunghe picche disposte in cerchio dai vincitori.

Quei macabri trofei (detti pennoni di Macha) sono il tributo più apprezzato da Morrigan.

I corvi beccano gli occhi di quei morti e Morrigan sorride.

Poi si leva in volo, a recar la notizia ai parenti dei defunti.

le loro grida e il loro pianto la riempiono di felicità.

I corvi gracchiano, facendo eco alle risa di Morrigan."*

La Morrigan appare anche in alcune delle leggende dell'eroe celtico Cu Chulainn, di cui parlerò in seguito.
Essa s'era invaghita dell'eroe, purtroppo lui non ricambiava questo amore e la Morrigan decise di vendicarsi, dicendogli che in battaglia gli sarebbe stato vicino per difenderlo.
Purtroppo la vendetta della morrigan fu implacabile, ed effettivamente lei, trasformata in corvo era vicino all'eroe nel momento della sua morte in battaglia.

la cosa bella è che la morale di questa storia, potrebbe essere un monito per chi non sà apprezzare il vero amore di una donna :)



* La fonte sopracitata è stata presa da qualche libro di cui purtroppo non ricordo il nome e l'autore.



Trillo dell'Elfa alle maggio 12, 2005 17:06
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QUESTO BLOG E' DI CARATTERE CELTICO-PAGANO.

QUI SI TROVERA' IL RISPETTO PER OGNI SINGOLO CAMMINO

Questo è un luogo dove il politeismo celtico
non è stato dimenticato
e mai lo sarà

NESSUN LEGHISTA DA QUESTE PARTI
***************


Salviamo la Necropoli di Montefortino



Io sono il Vento che soffia sul mare;
Sono l'Onda dell'Oceano;
Sono il Mormorio dei Flutti;
Sono il Toro delle Sette Battaglie;
Sono il Rapace sulla rocca;
Sono un Raggio di Sole;
Sono il più Bello dei Fiori;Sono un Cinghiale Coraggioso;
Sono un Salmone nel Fiume;
Sono un Lago nella Pianura;
Sono l'Abilità dell'Artigiano;
Sono una Parola di Scienza;
Sono la Lancia che dà battaglia;
Sono il Dio che crea nella mente dell'uomo il Fuoco del Pensiero;
Chi dà luce all'assemblea sulla montagna, se non io?
Chi può dire quale sia l'età della Luna se non io?
Chi può indicare il luogo dove il sole va a riposare, se non io?
Chi chi richiama gli armenti dalla casa di Tethra?
A chi sorridono gli armenti di tethra?
Chi è il Dio che forgia gli incantesimi-
-l'incantesimo della battaglia ed il vento del mutamento?

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